Ricevuta
N.
- In lettere
- Pagato da
- Causale
- Nota
Per quietanza.
Inserisci l'importo, la causale, chi ha pagato e chi ha ricevuto: ne esce una ricevuta di pagamento da stampare e firmare, oppure, lasciando vuoti i campi, un fac simile da compilare a mano. La pagina scorpora l'IVA dal totale dove c'è e segnala che cosa manca ancora alla tua ricevuta nel paese che scegli; l'importo in lettere lo scrivi tu accanto alla cifra.
Tutto ciò che scrivi resta in questa scheda del browser. Ricaricando la pagina il modulo si svuota.
Ricevuta
N.
Per quietanza.
Firma dopo la stampa: una ricevuta è la conferma firmata di chi ha ricevuto il denaro.
La finestra di stampa offre anche «Salva come PDF». «Stampa con la copia» mette originale e copia su una sola pagina. I campi vuoti si stampano come righe bianche, quindi un modulo vuoto diventa una pagina di bollettario.
Prima di ogni elenco: una ricevuta risponde a cinque domande per chi la legge anni dopo — chi ha ricevuto il denaro, da chi, quanto, per che cosa e quando — e porta la firma di chi l'ha ricevuto. Queste domande valgono ovunque. Che cosa debba aggiungere un'attività, e se la ricevuta possa valere anche come fattura, lo decide ogni paese: qui sotto l'Italia e la Svizzera, i due paesi che il modulo applica.
Il codice civile lo dice in una frase: il creditore che riceve il pagamento deve, a richiesta e a spese del debitore, rilasciare quietanza (art. 1199 c.c.). Non prescrive caselle né un modulo: la quietanza è la dichiarazione scritta di chi ha ricevuto il denaro, e la stessa norma aggiunge che la quietanza per il capitale fa presumere pagati anche gli interessi. In Svizzera chi paga ha lo stesso diritto di chiedere una quitanza (art. 88 CO), anche lì senza un contenuto prescritto.
Il modulo chiede perciò anzitutto le risposte a quelle cinque domande, senza cui la ricevuta non prova nulla. Che cosa vi si aggiunga dipende da chi la rilascia e dal paese.
In Italia una ricevuta stampata da questa pagina non sostituisce la fattura. Per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi tra soggetti residenti o stabiliti nel territorio dello Stato si emettono esclusivamente fatture elettroniche tramite il Sistema di Interscambio (art. 1, comma 3, D.Lgs. 127/2015), salvo le eccezioni che la legge prevede per casi particolari — e questo vale anche per la fattura semplificata dell'art. 21-bis del DPR 633/1972, ammessa fino a un ammontare complessivo di 400 euro, e anche per i forfettari. Chi vende al dettaglio o presta servizi al pubblico nei casi dell'art. 22 del DPR 633/1972 non deve emettere fattura se il cliente non la chiede, ma memorizza e trasmette elettronicamente all'Agenzia delle Entrate i dati dei corrispettivi giornalieri (art. 2, comma 1, D.Lgs. 127/2015).
Quello che resta a questa pagina, in Italia, è la quietanza: la ricevuta tra privati, oppure la conferma scritta che un pagamento è arrivato — per esempio di una fattura già emessa elettronicamente, il cui numero va nella causale.
La Svizzera la vede diversamente. Lì è fattura qualsiasi documento con cui si conteggia una controprestazione, comunque lo si chiami (art. 3 lett. k LIVA), e non esiste un limite di importo per le ricevute: solo gli scontrini delle casse automatizzate possono omettere il destinatario (art. 26 cpv. 3 LIVA). Di regola la fattura indica fornitore e destinatario con il luogo, che il fornitore è iscritto nel registro dei contribuenti e con quale numero, la data della prestazione se diversa, il genere della prestazione, la controprestazione e l'aliquota (art. 26 cpv. 2 LIVA).
Chi applica il regime forfettario non addebita l'IVA ai clienti: per le operazioni nazionali non esercita la rivalsa (art. 1, comma 58, legge 190/2014). Resta però tenuto alla certificazione dei corrispettivi, e la sua fattura, dove è dovuta, può essere semplificata a qualsiasi importo (comma 59) — ma è comunque elettronica. Un privato non espone mai l'IVA.
Mostrare un'imposta che non spetta è la riga più cara che una ricevuta possa portare. In Italia chi indica in fattura imposte in misura superiore a quella reale le deve per l'intero ammontare indicato (art. 21, comma 7, DPR 633/1972). In Svizzera chi non è iscritto nel registro dei contribuenti non può menzionare l'imposta sulle fatture, e chi la menziona senza esservi autorizzato deve l'imposta indicata (art. 27 LIVA).
La marca da bollo. In Italia ricevute e quietanze rilasciate a liberazione di un'obbligazione pecuniaria scontano l'imposta di bollo (art. 13 della tariffa, parte I, DPR 642/1972), oggi di 2 euro; non è dovuta quando la somma non supera 77,47 euro. Sono invece esenti i documenti che riguardano il pagamento di corrispettivi di operazioni soggette a IVA; se l'IVA non vi è evidenziata, il documento deve indicare che si riferisce a operazioni soggette a IVA (tabella allegato B, art. 6). In pratica: una ricevuta tra privati o di un forfettario sopra 77,47 euro porta la marca da bollo da 2 euro, una quietanza per un'operazione con IVA no.
Questa pagina è un modello di documento, non un registratore di cassa. Non registra nulla: nessun metodo di pagamento, nessun giornale, nessun numero che sopravviva alla scheda, nessun totale giornaliero. Conta, perché l'Italia regola la registrazione degli incassi in modo rigoroso: chi effettua le operazioni dell'art. 22 del DPR 633/1972 memorizza elettronicamente e trasmette all'Agenzia delle Entrate i dati dei corrispettivi giornalieri, con strumenti che ne garantiscono l'inalterabilità e la sicurezza, e lo strumento con cui accetta i pagamenti elettronici è sempre collegato a quello con cui registra i corrispettivi (art. 2, commi 1 e 3, D.Lgs. 127/2015). Anche il forfettario resta tenuto alla certificazione dei corrispettivi (art. 1, comma 59, legge 190/2014). Una ricevuta di questa pagina non sostituisce nulla di tutto ciò.
Conserva la tua copia. Per un'attività la ricevuta che rilascia è un documento contabile: in Italia le scritture contabili si conservano per dieci anni dall'ultima registrazione, e per lo stesso periodo le fatture ricevute e le copie di quelle spedite (art. 2220 c.c.); in Svizzera libri e documenti contabili si conservano per dieci anni dalla fine dell'esercizio (art. 958f CO). «Stampa con la copia» mette originale e copia sullo stesso foglio, così la copia c'è già quando consegni l'originale.
Come prova del pagamento: chi ha ricevuto il denaro, da chi, quanto, per che cosa e la data, con la firma di chi l'ha ricevuto. Il codice civile non prescrive un contenuto: dice che chi riceve il pagamento deve rilasciare quietanza se il debitore la chiede, a spese di quest'ultimo (art. 1199 c.c.). Oltre 77,47 euro, se il pagamento non riguarda un'operazione soggetta a IVA, sulla ricevuta va la marca da bollo da 2 euro.
In Italia no: tra soggetti residenti o stabiliti in Italia la fattura si emette di norma solo in formato elettronico tramite il Sistema di Interscambio (art. 1, comma 3, D.Lgs. 127/2015), anche quella semplificata fino a 400 euro. Una ricevuta di questa pagina è una quietanza e prova che il pagamento è avvenuto. In Svizzera, invece, è fattura qualsiasi documento che conteggia una controprestazione, comunque si chiami (art. 3 lett. k LIVA); per le indicazioni complete c'è il modello di fattura.
No. Un privato non addebita l'IVA. In Italia chi indica in fattura imposte superiori a quelle reali le deve per l'intero ammontare indicato (art. 21, comma 7, DPR 633/1972), e in Svizzera chi non è iscritto nel registro dei contribuenti non può menzionare l'imposta e, se lo fa, la deve (art. 27 LIVA). Scegli «Privato» e la ricevuta non riporta alcuna riga d'imposta.
La firma è ciò che la rende una ricevuta: chi ha ricevuto il denaro lo conferma per iscritto. In Italia chi paga può chiedere la quietanza (art. 1199 c.c.), in Svizzera la quitanza (art. 88 CO). Prima stampa, poi firma.
Non si salva e non si invia nulla: nessun account, nessun caricamento, nessuna memoria nel browser. La pagina non chiede il metodo di pagamento, non tiene un giornale e non conta nulla, quindi non è un registratore di cassa. Chi in Italia deve memorizzare e trasmettere i corrispettivi lo fa con lo strumento previsto dall'art. 2 del D.Lgs. 127/2015, non con questa ricevuta.
Sì. Lascia vuoti i campi e stampa: ogni campo vuoto diventa una riga bianca. «Stampa con la copia» mette due ricevute sulla stessa pagina, originale e copia.